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a cura di Padre Giuseppe Sinopoli |
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IL MUSEO DI CIVILTà CONTADINA E ARTIGIANA
L’idea del museo di civiltà contadina e artigiana è nata dalla necessità di utilizzo dei locali, della parte antica del complesso conventuale, lasciati liberi dai giovani ex tossicodipendenti di don Gelmini.
Spazi così importanti e pregni di testimonianze storiche non potevano essere abbandonati all’usura inesorabile del tempo e all’incuria umana. Per cui si è pensato di incaricare l’architetto Nino Cordò di elaborare un progetto, che potesse restituire al suo originale splendore questa porzione di convento, e di presentarlo alle competenti sedi istituzionali per i finanziamenti.
E onde rendere più credibile tale richiesta per l’atteso consolidamento ed il restauro del plesso in parola, abbiamo progettato, in alternativa alla sua utilizzazione da parte della Provincia cappuccina, di costituirlo sede di un grande museo di arte artigianale che raccontasse la storia dei nostri popoli.
Ci siamo così avventurati, con alcuni amici, in un’affascinante ricerca e riproposizione di segni testimoniali antichi dell’universo umano, culturale e religioso del comprensorio, vivendo, in ogni incontro, un’emozione inimmaginabile e indimenticabile.
Come si fa, infatti, a manifestare lo stupore dei nostri occhi di fronte anche ad un semplice chiodo forgiato nell’officina del fabbro, un tempo utilizzato per coordinare la travatura con le tavole, strutturante la soffitta delle case artigianali? O quando imponente e maestoso, per fattura e volume, ci veniva consegnato un arredo o un attrezzo domestico oppure agricolo, come un antichissimo rudimentale aratro tratto da un ramo di quercia? O quando nel recuperare “reperti pregiati e pesanti”, come la saitta e le macine di un mulino ad acqua, ci siamo visti sfiorare il volto da un cavo d’acciaio che, d’improvviso, ha ceduto, sfilacciandosi in pochi secondi fino a rompersi?
Questuanti del bello, abbiamo bussato con fiduciosa trepidazione alle case delle famiglie di Chiaravalle Centrale e dei Centri Urbani e Rurali del comprensorio, passando, avutone il permesso, per i casolari e per le baracche di legno, disseminati nel territorio e momentaneamente abbandonati a causa del flusso emigratorio.
A tutte abbiamo chiesto un segno, a testimonianza memoriale del loro vissuto, facendoci garanti e custodi di quanto donato e debitamente descritto e dedicato. E ogni reperto, ricevuto con cuore traboccante di gioia e di immensa gratitudine, lo abbiamo sistemato nei locali della parte più antica del convento, formalizzando una catalogazione ed una didascalizzazione provvisoria.
Intanto il geom. Giancarlo Del Sole, funzionario della Soprintendenza di Cosenza e incaricato di zona, che stava seguendo i lavori di ripristino allo stato originale di due stanzette della parte più antica del convento a piano terra, da adibire a museo sacro, e del restauro della Biblioteca, avvertiva la collega, dott.ssa Filice Rosanna, esperta in storia dell’arte e funzionaria della Soprintendenza di Cosenza, la quale si portava subito sul luogo con il fotografo accreditato Antonio Raffaele per effettuare il primo catalogo su diapositive.
In circa sei mesi di intenso lavoro si è arrivati a questuare intorno ai 1.200 reperti, qualcuno dei quali risalente a fine settecento-inizio ottocento, parecchi all’ottocento e il resto al novecento; quasi tutti sono stati debitamente didascalizzati, riportando il nome della famiglia offerente.
Il museo è stato inaugurato il 4 marzo 2001, presenti autorità civili, militari, religiosi e tantissimi cittadini, convenuti dai paesi del comprensorio.
Qualche giorno dopo, ed esattamente il 9 marzo 2001, è stato stipulato un contratto di comodato tra il signor Tucci Saverio e il Guardiano pro tempore, fra Giuseppe Sinopoli, mediante il quale venivano affidati in custodia i seguenti beni sacri, da esporre nel museo conventuale: a) n. 1 Tabella di preghiere liturgiche (scritta in nero su sfondo giallo); b) n. 1 Tabella di preghiera liturgica (scritta in nero su sfondo giallo); c) n. 1 leggio in legno; d) n. 1 «Missale Romanum» stampato in Napoli il 1802; e) n. 1 Dipinto su tela raffigurante la Madonna con il Bambino, intelaiata; f) n. 1 Stendardo raffigurante Sant’Antonio. g) n. 1 Campanella liturgica.
Nel frattempo, si era iniziato ad inoltrare - al fine di restaurare i locali allo stato originario e dotarli di appropriati requisiti museali - richieste di solidarietà e condivisione a privati cittadini, a Comitati e, in modo particolare, a rappresentanti delle istituzioni regionali e locali.
A tale scopo era stata anche istituita una conferenza permanente con i Sindaci del comprensorio per vagliare e sensibilizzare ogni opportunità - mediante riunioni, conferenze, convegni, simposi e visite guidate - atta a promuovere il “Rilancio del ruolo e dell’immagine del complesso conventuale”.
Padre Giuseppe Sinopoli
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